martedì 16 gennaio 2018

Cosa vedere a Monteriggioni, il borgo citato da Dante nella Divina Commedia

Durante il nostro recente 'itinerario low cost' in Toscana abbiamo pensato di fermarci a visitare un borgo dalla forma molto particolare: Monteriggioni. Il borgo, infatti,  è totalmente circondato da alte mura con 14 torri fortificate. Il suo aspetto è così particolare da aver suggerito a Dante una similitudine nella Divina Commedia: "Monteriggioni di torri si corona" (Inferno, XXXI). Al di là delle mura così scenografiche, cosa si può vedere a Monteriggioni?

TORRI-DI-MONTERIGGIONI

Il borgo di Monteriggioni venne edificato nel '200 dai senesi a difesa dei possibili attacchi degli eserciti fiorentini. Firenze più volte intimò ai senesi di distruggere il castello, ma, imperterriti, i senesi continuarono la costruzione potenziandone la capacità difensiva edificando la famosa cinta muraria. Il fatto che Dante l'abbia citata nella Divina Commedia significa che già a quel tempo la forma di Monteriggioni destava la curiosità di tutti coloro che la vedevano.

In realtà il borgo di Monteriggioni è piccolino. Una volta oltrepassata la Porta Romea (una delle due porte che permettono l'ingresso al paese) vi troverete di fronte ad un'unica via principale, via I Maggio, che divide in due il borgo. Tra l'altro anche la celebre Via Francigena attraversa Monteriggioni nel suo lungo percorso che collega l'Europa Occidentale (e in particolare la Francia) a Roma.

PORTA-ROMEA-MONTERIGGIONI
PORTA ROMEA

INTERNO-PORTA-ROMEA-MONTERIGGIONI
INTERNO PORTA ROMEA

A pochi passi da Porta Romea si trova Piazza Roma, la piazza principale del borgo, su cui si affacciano numerosi negozietti di artigianato, botteghe e ristorantini. Sempre qui potete visitare la Chiesa di Santa Maria Assunta (XIII secolo) in stile romanico.

PIAZZA-ROMA-MONTERIGGIONI
PIAZZA ROMA

CHIESA-SANTA-MARIA-ASSUNTA-MONTERIGGIONI
PIAZZA ROMA

Recandovi al punto informazioni potrete acquistare un modico biglietto  che vi permetterà di accedere ai camminamenti sulle mura. Ad oggi una parte dei camminamenti è in fase di restauro, perciò potrete salire solo su uno dei due camminamenti attrezzati. La parte visitabile è lunga pochi metri, ma permette di godere di una meravigliosa vista sul borgo e sulla campagna circostante. Vi sarà possibile ancor meglio da quell'altezza apprezzare la forma così particolare di Monteriggioni.


CAMMINAMENTI-MURA-MONTERIGGIONI
CAMMINAMENTI SULLE MURA

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VEDUTA DI MONTERIGGIONI DAI CAMMINAMENTI

Nel biglietto è incluso l'ingresso al piccolo museo 'Monteriggioni in arme' che permette di dare uno sguardo alle armature e alle tecniche militari usate nel lontano Medioevo. Manichini e riproduzioni chiariscono al visitatore come avveniva l'attacco e la difesa dei borghi fortificati. Per la gioia dei bambini è possibile anche toccare, e spesso indossare, parti di armatura e spade. Vi divertirete sicuramente a fotografarvi a vicenda!

MUSEO-ARMI-MONTERIGGIONI

MUSEO-MONTERIGGIONI-IN-ARME

MUSEO-ARMI-MONTERIGGIONI

Vi piacciono i borghi medievali? A noi moltissimo ed è per questo che nella sezione 'Borghi' del blog troverete molti altri spunti per i vostri week-end a spasso per l'Italia.

Continuate a seguirci perchè a breve arriveranno altri post dedicati alla Toscana!

martedì 9 gennaio 2018

Un giorno a Bologna: cosa vedere se non ci siete mai stati prima

Ebbene sì, nonostante i nostri itinerari su e giù per l'Italia, non eravamo mai stati a Bologna. Per il ponte dell’8 dicembre, dopo aver visitato a Bondeno (Fe) la mostra ‘Il silenzio assordante di Chernobyl’ e a San Giovanni in Persiceto (Bo) i murales di Piazzetta Betlemme, abbiamo pensato di dedicare una giornata, prima del ritorno a casa, alla scoperta di Bologna. Sinceramente non ci aspettavamo che fosse così bella: una delle più belle città italiane che abbiamo mai visitato. Ecco cosa potete vedere in un giorno a Bologna se è la vostra prima volta in città.

CENTRO-STORICO-BOLOGNA

Una prima cosa che ci sentiamo di consigliarvi è quella di non sprecare tempo a cercare un parcheggio gratis... Da quello che abbiamo potuto constatare noi i parcheggi vicini al centro sono tutti a pagamento... Quindi basta... Arrendetevi come abbiamo fatto noi e parcheggiate in uno dei tanti parcheggi presenti in città. Noi abbiamo deciso di posteggiare nel Parcheggio Multipiano Riva Reno.

Sinceramente, dato che era già tardi quando siamo arrivati a Bologna, la nostra prima tappa è stata culinaria.

DOVE MANGIARE A BOLOGNA

Su consiglio di un’amica, abbiamo prenotato x pranzo un tavolo DA VITO, una celebre trattoria storica di Bologna in Via Mario Musolesi, 9. Era qui che un tempo si ritrovavano alcuni tra i più famosi cantautori italiani e le foto all'interno del locale lo dimostrano. L'ambiente è molto semplice, ma pulito. Si respira un'atmosfera di altri tempi, di antica convivialità. La cucina propone ottimi piatti della tradizione bolognese, preparati con cura e semplicità. I prezzi non sono alti. Noi abbiamo provato due primi (cappelletti in brodo di cappone e tortelli panna e funghi) e due dolci della casa. Tutto molto buono.  Vi consigliamo di prenotare perché il locale è sempre pieno.

COSA VEDERE A BOLOGNA IN UN GIORNO

La nostra visita di Bologna è iniziata percorrendo a piedi Via San Vitale, una delle numerose direttrici che portano al cuore della città. Quello che salta subito all'occhio è la presenza costante dei portici in tutta la città. Praticamente la si può visitare benissimo anche in caso di pioggia senza mai bagnarsi

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VIA SAN VITALE

Sulla sinistra si incontra Palazzo Fantuzzi, caratterizzato da una facciata bugnata e da due sculture che rappresentano il simbolo della famiglia: un elefante che sostiene una rocca.


PALAZZO-FANTUZZI-BOLOGNA
PALAZZO FANTUZZI

Poche decine di metri più avanti si arriva a Piazza di Porta Ravegnana dove si possono ammirare le due famose torri di Bologna: la Torre degli Asinelli e la Garisenda. Si dice che un tempo in tutta Bologna ci fossero più di 200 torri; oggi ne rimangono circa una ventina nel centro storico.


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LE DUE TORRI

La Torre degli Asinelli (97,20 m) prende nome dalla famiglia che la eresse all'inizio del XII secolo.  La Torre, come si vede facilmente anche ad occhio nudo, pende di 2,23 metri verso ovest e questo la rende la torre pendente più alta d'Italia. Pagando un biglietto d'ingresso di 5 euro è possibile accedervi così da poter ammirare, dall'alto dei suoi 498 scalini, un panorama stupendo a 360° sull'intera città. Al piano inferiore la torre ospita alcune botteghe artigiane. Per accedere alla Torre è obbligatoria la prenotazione in quanto la salita è organizzata in fasce orarie. Potete acquistare i biglietti on-line attraverso il  sito ufficiale dedicato alle due Torri oppure nel Punto Bologna Welcome in Piazza Maggiore.

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LA TORRE DEGLI ASINELLI

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NEGOZI PIANO TERRA TORRE DEGLI ASINELLI

La Garisenda, invece, non è visitabile ed è alta 48 metri. In origine era alta circa sessanta metri, ma per timore di un crollo a causa del terreno su cui venne costruita si decise di abbassarla.

A questo punto vi consigliamo di deviare verso sinistra imboccando Via Castiglione entrando così nel 'Quadrilatero'. Si tratta di un'area commerciale e artigianale che trae le sue origini dall'antico mercato medievale. Percorrere queste viuzze così affollate, piene di profumi e colori significa entrare a contatto con la Bologna più autentica. E' attraversando questa zona che abbiamo finalmente capito  perchè questa città venga definita 'la grassa'. Le antiche botteghe storiche (macellerie, pescherie, pasticcerie, drogherie ecc) rivivono in tutta la loro abbondanza di prodotti gustosi e profumati. E' una gioia per gli occhi e per il palato attraversare questa fitta rete di vicoli, ve lo possiamo assicurare. Sembra veramente di tornare indietro nel tempo agli antichi mercati medievali!


QUADRILATERO-BOLOGNA

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VIA DELLE PESCHERIE VECCHIE


Da qui facilmente arriverete a Piazza Maggiore, il vero cuore della città. E' qui che si affacciano i principali edifici religiosi ed istituzionali di Bologna: la Basilica di San Petronio, il Palazzo dei Notai, il Palazzo d’Accursio, il Palazzo del Podestà e il Palazzo dei Banchi.


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PIAZZA MAGGIORE

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PALAZZO DEL PODESTA'


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BASILICA DI SAN PETRONIO

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PALAZZO D'ACCURSIO

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PALAZZO DEI BANCHI

A fianco di Piazza Maggiore, come fosse un naturale proseguimento, si trova Piazza del Nettuno. La piazza prende il nome dalla fontana del Nettuno attualmente in fase di restauro.

Affacciato su Piazza del Nettuno vi consigliamo di entrare all'interno di Palazzo d'Accursio che ospita  Salaborsa, una biblioteca multimediale dove tutti possono entrare gratuitamente ed usufruire dei vari servizi che offre. Non solo è possibile leggere o prendere in prestito libri, dvd, cd, ma anche connettersi alla rete wifi gratuita e partecipare alle numerose iniziative culturali che giorno dopo giorno vengono organizzate a beneficio di tutti i bolognesi, da 0 a 100 anni di età.


SALABORSA-BOLOGNA
SALABORSA

Se volete godere di un punto di vista diverso sulla città dirigetevi in Via Piella. Qui tra i numeri civici 16 e 18 c'è una piccola finestrella che dà sul canale sottostante. Ebbene sì, un tempo Bologna era attraversata da numerosi canali ed era dotata perfino di un porto fluviale.

FINESTRELLA-VIA-PIELLA
FINESTRELLA IN VIA PIELLA

CANALE-VIA-PIELLA



DOVE FARE MERENDA A BOLOGNA

Se, a furia di passeggiare su e giù per la città vi è venuto un certo languorino, allora vi consigliamo un posticino famoso tra i ragazzi bolognesi: Bombocrep. Qui potrete gustare decine e decine di varietà diverse di crepes dolci e salate, waffle, cornetti e, naturalmente, bomboloni. I prodotti sono freschissimi e gli ingredienti sono selezionati accuratamente. Impossibile resistere a tanta dolcezza!


BOMBOCREP-BOLOGNA


E così si conclude il nostro itinerario a piedi nel centro di Bologna. Speriamo di tornare presto a visitare questa città perchè sappiamo che sa riservare al turista ancora tante belle sorprese. Anzi, se la conoscete bene o abitate a Bologna, fateci sapere nei commenti quali sono altri punti imperdibili della città. Ne terremo conto nella nosra prossima visita!








martedì 2 gennaio 2018

I murales di San Giovanni in Persiceto: un capolavoro di Gino Pellegrini

Quando io e Roberto abbiamo visto per la prima volta alcune immagini dei bellissimi murales di San Giovanni in Persiceto ne siamo rimasti incantati. Abbiamo deciso, perciò, che alla prima occasione utile saremmo andati ad ammirarli di persona. Poco tempo fa, quindi, durante un nostro ‘itinerario low cost’ tra le province di Ferrara e Bologna abbiamo pensato di fare una sosta a San Giovanni in Persiceto e non potevamo fare scelta migliore. Adesso scoprirete perché…

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COME NASCONO I MURALES DI SAN GIOVANNI IN PERSICETO

Piazzetta Betlemme, che ospita oggi i murales a San Giovanni in Persiceto, un tempo era una zona degradata della città. Si cercò di valorizzarla nei primi anni ‘80 commissionando al celebre scenografo Gino Pellegrini una serie di murales. La piazzetta, infatti, avrebbe dovuto ospitare una rassegna cinematografica estiva dedicata al cinema comico e questi ‘fondali’ avrebbero di certo abbellito la zona.

Pellegrini immaginò per la piazzetta una serie di murales ispirati al mondo del cinema tra il rurale e il western. Piacquero così tanto che si decise di mantenerli anche dopo la chiusura della rassegna cinematografica.

Nel 1990 piazzetta Betlemme venne rinnovata e questa volta Pellegrini si ispirò alla campagna padana per i suoi murales inserendo anche una finta impalcatura a ‘reggere’ porte e finestre.

Arriviamo al 1996 quando Pellegrini ideò per piazzetta Betlemme nuovi murales che poi sono quelli che si possono ammirare attualmente a San Giovanni in Persiceto. Quando si entra nella piazzetta, l'impressione è di essere all’interno di una favola popolata da animali della fattoria, verdure giganti e fiori coloratissimi. 

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PARTICOLARE-MURALES-SAN-GIOVANNI-IN-PERSICETO

PARTICOLARE-MURALES-SAN-GIOVANNI-IN-PERSICETO


Ogni spazio è decorato con maestria e le illusioni ottiche dovute all’uso del trompe l’oeil portano quasi a dimenticare che siamo di fronte ad abitazioni dove risiedono persone in carne e ossa.

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PARTICOLARE-MURALES-PIAZZETTA-BETLEMME

MURALES-SAN-GIOVANNI-IN-PERSICETO


Il mio preferito? Quello che ritrae un’oca gigante che sembra appena uscita da una fiaba di Perrault. Non è bellissima?


MURALES-SAN-GIOVANNI-IN-PERSICETO

Come si legge nel sito del Comune di San Giovanni in Persiceto, in tutti questi anni nessuno ha mai tentato di danneggiare i murales. Questa bellissima opera d'arte è fortunatamente apprezzata sia dai residenti che dai turisti.


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COSA VEDERE A SAN GIOVANNI IN PERSICETO (OLTRE AI MURALES)

Il centro storico di San Giovanni in Persiceto é anche conosciuto come ‘borgo rotondo’ in quanto ha la tipica forma delle città di epoca longobarda: le vie formano una serie di cerchi concentrici il cui fulcro é la piazza principale del paese.

Si accede al centro attraverso due porte, poste una di fronte all’altra: Porta Vittoria e Porta Garibaldi. Le due porte sono collegate tra loro da Corso Italia, la via principale della cittadina completamente porticata (come accade in molte altre cittadine emiliane).

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PORTA VITTORIA

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PORTA GARIBALDI

Su entrambi i lati di Corso Italia potrete divertirvi ad ammirare le vetrine dei negozi e delle antiche botteghe che espongono i prodotti tipici della zona. Percorrendola arriverete a Piazza del Popolo, il fulcro del paese, dove si affacciano alcuni monumenti principali di San Giovanni. Da un lato potrete ammirare la Collegiata di San Giovanni Battista e, dall'altro, il Palazzo Comunale.

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PALAZZO COMUNALE

Il Palazzo Comunale si presenta come un elegante palazzo dotato di porticato. Un ampio scalone settecentesco, realizzato da Tubertini, conduce ai piani superiori. Sulla sinistra, non appena si salgono i primi scalini, colpisce un gruppo scultoreo che rappresenta il Ratto delle Sabine. L'edificio comunale ospita, oltre agli uffici municipali, anche il Teatro Comunale.

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SCALONE SETTECENTESCO DEL TUBERTINI

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RATTO DELLE SABINE

COME RAGGIUNGERE SAN GIOVANNI IN PERSICETO

Dall’autostrada A14 occorre prendere l’uscita Bologna-Borgo Panicale. Da qui percorrendo la SP 568 ‘Persicetana’ si arriva direttamente a San Giovanni in Persiceto. Per ulteriori indicazioni potete utilizzare la mappa qui a fianco (disponibile nella versione web).

Speriamo vi sia piaciuto fare questo salto nel regno della fantasia attraverso i meravigliosi murales di Gino Pellegrini. Fateci sapere se, oltre a quelli di San Giovanni in Persiceto, conoscete altri luoghi famosi per i murales!





martedì 19 dicembre 2017

'Il silenzio assordante di Chernobyl', una mostra per non dimenticare

26 aprile 1986: una data difficile da dimenticare. Proprio quella notte, durante un test nella centrale termonucleare di Chernobyl, si verificarono due esplosioni che produssero una contaminazione ambientale 100 volte superiore a quella di Hiroshima e Nagasaki. Al disastro di Chernobyl e alle sue conseguenze sulla popolazione e sulla natura è dedicata una mostra fotografica multisensoriale, intitolata ‘Il silenzio assordante di Chernobyl’. Abbiamo potuto visitare questa mostra pochi giorni fa in una scuola abbandonata a Bondeno, in provincia di Ferrara. È una mostra toccante e intelligente, che merita veramente una visita.


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INGRESSO MOSTRA A BONDENO

La mostra ‘Il silenzio assordante di Chernobyl’ è stata organizzata dall'associazione ‘I luoghi dell’abbandono’. È una mostra itinerante, che ha toccato vari luoghi del Veneto e che verrà prossismamente organizzata in altre località italiane. La mostra si basa sulle fotografie e sul materiale raccolto da 18 fotografi che si sono recati nel luogo del disastro 31 anni dopo l’accaduto. In un percorso di circa 1 km, attraverso immagini, suoni e odori si vuole ricreare quello che ancora oggi si può trovare a Pripyat, la città progettata e costruita per ospitare gli operai e i tecnici della centrale di Chernobyl e abbandonata definitivamente dopo il disastro.


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LA SCUOLA ABBANDONATA DI BONDENO CHE HA OSPITATO LA MOSTRA

Non appena si varca l'ingresso della mostra (costo biglietto 5 euro) la prima scena che visualizziamo è quella di un uomo che ascolta in televisione la notizia del disastro di Chernobyl. Purtroppo, come evidenziato più volte da pannelli esplicativi affissi alle pareti, all'inizio non venne percepita chiaramente l'entità del disastro e le autorità per molto tempo continuarono a minimizzare l'accaduto. All'inizio fu detto alla popolazione locale che nessuno era in pericolo e questo ritardò di molto l'evacuazione degli abitanti.


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Lungo un primo corridoio sono state raccolte le prime pagine dei giornali che nel 1986 dedicarono uno spazio al disastro di Chernobyl. Colpisce quanta disinformazione ci fosse. Un giornale, per esempio, il 1 maggio 1986 affermava che la nube atomica giunta in Italia ormai avesse perso la sua pericolosità. Oggi, a distanza di 31 anni, sappiamo quanto fossero azzardate quelle parole. Ancora oggi ci ammaliamo di cancro e leucemie legati anche alle radiazioni di origine nucleare. Per non parlare di giornalisti che consigliavano di non bere latte o mangiare verdure a pochi giorni dal disastro. Fosse bastato solo questo a proteggerci!

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Le sale successive della mostra chiariscono meglio le modalità del disastro e documentano, attraverso fotografie e filmati originali, le prime ore dopo l’accaduto. Molto spazio viene dedicato giustamente a coloro che letteralmente salvarono l’umanità dal disastro nucleare: i pompieri di Chernobyl. Arrivati subito dopo l’accaduto, furono pronti ad affrontare una morte sicura pur di cercare di spegnere l’incendio del reattore. Pur non avendo l’equipaggiamento adeguato salirono sul tetto per domare le fiamme. Rimasero sul tetto un’ora assorbendo onde radioattive a dosi di 20000 Roentgen/ora (la dose letale è di 400): dopo 48 secondi di esposizione la loro morte era sicura. Difatti, trasportati in ospedale poche ore dopo, morirono entro due settimane con atroci sofferenze. Non è di certo fuori luogo definirli eroi: eroi per caso e per scelta.


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Molte altre persone lavorarono a Chernobyl per limitare il disastro e costruire un sarcofago attorno al reattore: i cosiddetti ‘liquidatori’. Furono promessi a queste persone, in cambio delle ore trascorse in servizio, un salario e il pensionamento anticipato. Molti giovani, provenienti dalle campagne e in condizioni di povertà, accettarono l’incarico. Com’è facile immaginare, la maggior parte di loro morirono di cancro o di leucemia, mentre ad altri, nel corso del tempo, vennero ridotti o annullati i benefici ottenuti ed oggi non hanno nemmeno la possibilità di curarsi. Eppure nessuno ne parla.


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Le sale successive ricreano la situazione attuale a Pripyat, la città abbandonata. La città venne costruita per ospitare le famiglie dei tecnici e degli operai che avrebbero lavorato a Chernobyl. Nel 1986 contava circa 47000 abitanti ed era una città moderna, dotata di due ospedali, un centro commerciale, bar, cinema, ristoranti e molte altre attività commerciali. Pensate che cinque giorni dopo il disastro alla centrale di Chernobyl, si sarebbe dovuto inaugurare il parco dei divertimenti di Pripyat che invece non verrà mai utilizzato.

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PARCO GIOCHI DI PRIPYAT

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PARCO GIOCHI DI PRIPYAT

36 ore dopo il disastro ci fu l’ordine di evacuazione e circa mille pullman vennero inviati a Pripyat per trasportare gli abitanti verso altre località. Fu detto agli abitanti di Pripyat di prendere solo il necessario perché entro tre giorni sarebbero potuti ritornare alle loro case, ma in realtà non vi fecero più ritorno.

Oggi Pripyat è una città fantasma, tutto è rimasto cristallizzato come nel giorno dell’evacuazione. I fotografi che hanno visitato Pripyat pochi mesi fa hanno immortalato alcune zone della città (tra cui, per esempio, la scuola, l’ospedale, l’asilo e il parco giochi) e i curatori della mostra ‘Il silenzio assordante di Chernobyl’, basandosi sulle fotografie, hanno ricreato quegli ambienti. Visitare le varie stanze dà l'impressione di passeggiare lungo le vie di Pripyat dove il tempo si è fermato 31 anni fa.


RICOSTRUZIONE-SCUOLA-DI-PRIPYAT
RICOSTRUZIONE SCUOLA DI PRIPYAT

RICOSTRUZIONE-PARCO-GIOCHI-DI-PRIPYAT
RICOSTRUZIONE PARCO GIOCHI DI PRIPYAT
Leggendo i pannelli e ascoltando le spiegazioni di un responsabile della mostra, abbiamo appreso alcune informazioni che non si leggono in nessun testo scolastico. Per esempio, si ritiene che il deposito dell'ospedale di Chernobyl sia il luogo più radioattivo al mondo in quanto lì furono abbandonati, durante l'evacuazione, oggetti e abiti provenienti da persone contaminate dalle radiazioni di Chernobyl.

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RICOSTRUZIONE OSPEDALE DI PRIPYAT

La maggioranza degli oggetti delle stanze non vengono realmente da Pripyat, ma sono stati utilizzati semplicemente per ricreare gli ambienti. Comunque, in una vetrinetta apposita, è possibile vedere alcuni oggetti originali (naturalmente decontaminati) tra cui scarpine e giocattoli di bimbi. È interessante sapere che, già prima del disastro di Chernobyl, tutti i bambini indossavano a scuola le maschere antigas. Questa precauzione non era legata alla presenza della centrale nucleare, ma alla paura di un attacco da parte degli americani (siamo nell’epoca della Guerra Fredda).

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OGGETTI ORIGINALI PROVENIENTI DA PRIPYAT

Ci è stato ben spiegato che le radiazioni non hanno raggiunto l'Occidente solo attraverso i venti che hanno sospinto la nube tossica, ma anche per mezzo di oggetti trafugati dal luogo del disastro e poi rivenduti in Europa. Molti infatti sono stati gli atti di vandalismo perpetuati a Pripyat... Molte case sono state spogliate del loro arredamento...Molte auto sono state portate via...Ed è impossibile sapere dove si trovino oggi.

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Certo, visitare la mostra ‘Il silenzio assordante di Chernobyl’ non è una passeggiata. È una mostra che si visita in silenzio, quasi in punta di piedi. È una mostra seria, realizzata da persone intelligenti che spinge a riflettere sul passato, ma anche sul presente. Perché? Perché purtroppo gli errori si ripetono e questo non riguarda solo il disastro dovuto ad una contaminazione radioattiva. Ancora oggi, attraverso i mezzi di comunicazione, vengono diffuse bugie e spesso viene nascosta la verità su una certa situazione. Ecco, penso che visitare una mostra di  questo tipo serva proprio a questo: ad insegnarci  ad aprire gli occhi e a non accontentarci di quello che ci viene raccontato.


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Naturalmente quello che vi abbiamo raccontato è solo una piccola parte di quello che scoprirete visitando la mostra. Per ora si sa che la mostra verrà allestita a Vicenza a febbraio, ma si pensa tra il 2018 e il 2019 che verrà organizzata anche in altre città d'Italia. Per maggiori informazioni potete rivolgervi direttamente all'associazione 'I luoghi dell'abbandono'.

Spero tanto che possiate anche voi visitare questa mostra e che questo post vi abbia incuriosito. Noi per primi l'abbiamo visitata dopo aver letto il post di Sara di Cappellacci a Merenda.  Se la visitate fateci sapere la vostra impressione al riguardo.